Eleonora, regina di cuori e di armi

di Marco Meschini

Ricostruzione del sigillo di Eleonora d'Aquitania.

Ricostruzione del sigillo di Eleonora d’Aquitania.

È ormai sera quando un manipolo di armati intercetta il pugno di cavalieri che galoppa verso Nord, in direzione di Chartres. Ancora poche miglia e sarebbero entrati nelle terre del re di Francia, mettendosi al sicuro. Ma per quel novembre del 1173 era scritto che la regina dei trovatori venisse scoperta: era lei, Aliénor, che si celava sotto abiti maschili, i modesti panni di uno scudiero. Aveva appena più di cinquant’anni, era moglie e madre di re. Ma era pure a capo di una vasta trama internazionale che sollevava contro il re suo marito i loro figli e i vassalli d’Aquitania.
Non l’aveva delusa anche lui, il potente e dinamico Enrico II Plantageneto, conte d’Angiò, duca di Normandia e re del regno dell’Aquilone, ovvero dell’Inghilterra? Eleonora l’aveva sposato nel maggio del 1152, giusto un paio di mesi dopo essersi fatta annullare il matrimonio con Luigi VII di Francia. Perché era stata anche regina di Francia. Dal 1137, a quindici anni, quando si era unita con il diciassettenne Luigi che, in quello stesso anno, era divenuto re. E proprio da quell’ex marito un tempo dileggiato – «Pensavo d’aver sposato un uomo, non un monaco», aveva detto una volta – aveva cercato rifugio contro le ire di Enrico.
Ma le era andata male: certo, la rivolta si accendeva in più punti e già i figli erano al sicuro in terra francese, ma lei era finita nelle mani del suo antico amato. Enrico, di dodici anni più giovane e pieno di vita. Com’era dissimile dal suo primo marito, educato per diventare abate e incoronato re di Francia per la prematura scomparsa del padre e del fratello maggiore. Il pio, il devoto Luigi, dal quale aveva avuto solo due figlie. Con Enrico era stato diverso: cinque maschi e tre femmine, oltre a un’attività politica senza eguali, avanti e indietro per i loro immensi domini, a costruire un regno che molti definivano «Impero».
E lei ne era la sovrana: amministrava, consigliava, raccoglieva fondi e stringeva alleanze, allevava rampolli destinati a cingere altre corone. E si faceva attorniare dall’arte e dalla musica. Nella sua corte di Poitiers, la capitale dell’Aquitania ereditata dal padre, fiorivano le «corti d’amore» fatte di eros ideale e carnale, metaforico e burlesco. Chierici e laici, maestri e trovatori si incontravano e tenzonavano in rima, facendo conoscere al Nord il modo di poetare del Sud e al meridione la materia di Bretagna – Artù, i suoi cavalieri, presto il Graal – che veniva da settentrione. D’altronde Aliénor era nipote di Guglielmo IX, il duca d’Aquitania che è rimasto nella storia della letteratura mondiale come il primo trovatore e il primo poeta in lingua volgare dell’Europa medievale.
Guglielmo era stato, secondo il biografo, larcs de dompnejar, «largo nel donneggiare», un gran seduttore. Eleonora dovette ritrovare qualcosa del proprio avo nel comportamento sessuale del marito Enrico, niente affatto placato dalle giostre amorose con la sua nobile e bella consorte – splendida e leggiadra, persino troppo leggera l’hanno chiacchierata molti suoi contemporanei – e dedito allo sport amoroso con amanti e concubine. Come Rosamunda, anch’ella fair, «bella», e giovane. Sì perché gli anni passavano ed Eleonora, se pure poteva coprire le rughe del collo con la seta, non poteva impedire che Enrico percorresse la sua strada.
Fu allora che la regina vide nei suoi figli un nuovo destino. Si mise a lavorare per loro sino all’aperta ribellione al padre e al marito in quel fatidico 1173. Seguirono anni di cattività, prima dura poi più lieve, interrotta dalla morte di Enrico nel 1189, quando re d’Inghilterra divenne il prediletto, Riccardo Cuor di Leone che tanto le somigliava e che la regina madre, reggente del regno, avrebbe sottratto alla prigionia in terra tedesca nel 1194. Da lì al 1204, quando si spense agli inizi di aprile, fu la saggia regina che tenne in piedi un regno finito nelle mani del suo ultimo nato, Giovanni «Senza Terra», rivelatosi un incapace. Si fece seppellire nell’amata abbazia di Fontevrault, poco a Nord di Poitiers. E nel mausoleo di famiglia ritrovò il suo Enrico e il suo Riccardo.
La vita di Eleonora d’Aquitania sembra fatta per attirare ammirazione e riprovazione, dal XII secolo a oggi. E per smontare uno dopo l’altro i molti pregiudizi che da sempre gravano sul Medioevo. Buio? Si pensi alla corte di Poitiers. Bacchettone? Ma per favore! Maschio? Eleonora li strapazzò, i suoi uomini, e la prigione in cui venne rinchiusa rappresenta l’apoteosi del suo valore politico, non certo il simbolo d’una ipotetica inferiorità sessuale. Un po’ Lady D e un po’ Thatcher, questa donna del continente spaziò dalle sponde della Manica a Costantinopoli e alla Terrasanta – partecipò alla seconda crociata, nel 1146-1148 – da dove tornò a bordo di una nave fra gli agguati dei nemici e le bufere del Mediterraneo. Ma Aliénor era una donna nata per cavalcarle, le tempeste.

da “Il Giornale”, 02/12/2005

Per approfondire:
Alienòr d’Aquitaine – Le destin d’une reine à la vie romanesque.

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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2 risposte a Eleonora, regina di cuori e di armi

  1. Elena ha detto:

    O sì! Questo articolo mi piace molto!!

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