Ladyhawke – Richard Donner (1985)

 

E’ uno di quei film che la televisione puntualmente trasmette ogni anno e dunque si ha avuto occcasione di vederlo decine di volte, ma uno di quei film che restano impressi nella memoria, soprattutto se visti da bambini, come le fiabe.

E questo film ha tutti gli ingredienti della fiaba, come questa breve scena dimostra, sicuramente la più toccante perché mostra, in tutto il suo strazio e senza parole banalizzanti, il dramma dei due innamorati maledetti dal malvagio vescovo di Aguillon, Etienne Navarre e Isabeau d’Anjou, condannati a non incontrarsi mai perché la dama di giorno si muta in falco, il cavaliere di notte in lupo. Tutto giocato sull’espressività dei due protagonisti, Rutger Hauer e Michelle Pfeiffer, belli e bravi, sul suggestivo paesaggio innevato dell’Abbruzzo magistralmente reso dalla splendida fotografia di Vittorio Storaro, e sulla colonna sonora anticonvenzionale degli Alan Parsons Project, uno dei gruppi culto degli anni ’80.

Quando uscì nelle sale, la critica lo accolse molto freddamente, ma è a tutt’oggi uno dei film di fantasia più premiati dal pubblico. Meritatamente, a mio parere, perché una simile delicatezza in un film di fantasia oggi non si trova più. Una delicatezza che ricorda molto da vicino i lais di Maria di Francia, e due in particolare: il Lai de Yonec, l’infelice storia d’amore tra una fanciulla prigioniera di un Barbablù sposato a forza e un cavaliere imprigionato nelle sembianze di un falco, e il Lai du Bisclavret, la “Storia del Lupo mannaro”, del nobile Bisclavret condannato a trasformarsi in lupo al calar del sole e che per tornare uomo ha bisogno dei suoi vestiti. Una storia d’amore a lieto fine, un raggio di luce in un tempo come il nostro che cerca di convincersi che tutto è nero: e la luce trionfa nella scena finale, un mare di luce festeggia il coronamento di un amore grande, puro, che oggi non si vede più sugli schermi, un amore che ha in sé la parola eternità. Interessante l’impianto narrativo, che fa ruotare tutto non semplicemente ai due amanti sfortunati, ma al ladruncolo Philippe, trovatosi per caso in mezzo a tutto quel trambusto: carina è anche la trovata di “riempire i vuoti” della narrazione con le litigate di Philippe con Dio.

E’ un film da vedere? Sì, sia per la bellezza della storia, sia per le splendide riprese in esterni, girate in Abbruzzo e nelle vestigia medievali dell’Emilia-Romagna. E questo è uno dei pochi film davvero “medievali”, anche se i bei costumi di Nanà Cecchi non sono da storia ma da fiaba: c’è il meraviglioso, ma la sua presenza non esclude il religioso, anzi. Il malvagio della storia è un vescovo, ma a risolvere il tutto è un monaco; si vede la brutalita, ma si vedono i grandi valori cavallereschi, la fedeltà alla parola data, il coraggio di fronte al pericolo, la devozione per una donna.

Una fiaba medievale senza tempo. 

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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Una risposta a Ladyhawke – Richard Donner (1985)

  1. Antares YLH ha detto:

    E’ certamente un capolavoro, un classico.
    In realtà, le fiabe – come questa – non stanno a guardare col bilancino le politicate odierne: Ladyhawke non sta a criticare i vescovi, o i monaci, o la falconeria o le condizioni dei lupi in Francia, come farebbe la fredda mente di un commentatore alla moda. Guarda tutto, guarda la storia, il cuore. Le fiabe se ne fregano di certe dietrologie:
    hanno streghe cattive e buone, re e regine buoni e cattivi, vescovi e monaci d’ogni sorta, e centrale ed eterno l’archetipo dell’Amore e della Lotta.
    Come dev’essere, com’è davvero.

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