Maria Maddalena: l’Apostola degli Apostoli.

"Maestro della Maddalena", Maria Maddalena e otto storie della sua vita, 1280-1285 - Firenze, Galleria dell'Accademia.

“Maestro della Maddalena”, Maria Maddalena e otto storie della sua vita, 1280-1285 – Firenze, Galleria dell’Accademia.

Se Maria madre di Gesù rimane la più santa tra le donne, la più donna tra le sante è da sempre Maria Maddalena, dalle antiche riflessioni dei Padri della Chiesa fino a drammi e  romanzi. Ma mai come in questi anni si è parlato di Maria Maddalena, se si fa una semplice ricerca su google saltano fuori biblioteche intere virtuali su di lei. La maggior parte, però, ispirate al romanzo di Dan Brown Il Codice da Vinci, che è divenuto per molti, una specie di “bocca della verità”. E così molti sono ormai convinti che Maria Maddalena sia stata la moglie di Gesù, che abbia partorito una figlia da cui sarebbe discesa la stirpe dei re di Francia, e che sia protagonista di una sorta di “anti-Chiesa” (contrapposta a Pietro dunque ai papi), simbolo della resistenza della donna contro l’oppressione maschile nel corso dei secoli.
Ma, se andiamo direttamente alle fonti, chi è Maria Maddalena, e come è stata vista nel corso della Storia? Continua a leggere

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Il Medioevo e lo sghignazzo

di Franco Cardini

Frate e monaca suonano e danzano - miniatura da libro d'ore, primo quarto del XIV secolo - Londra, British Library.

Frate e monaca suonano e danzano – miniatura da libro d’ore, primo quarto del XIV secolo – Londra, British Library.

Nel Medioevo, sono ancora in molti a pensarlo, c’era poco da ridere. Nel suo “romanzo giallo-parastorico” Il nome della rosa, Premio Strega 1981, Umberto Eco proponeva la costruzione di un mondo “medievale” fondato su forti opposizioni (ortodossia ed eresia, virtù e peccato, libertà e costrizione) e incentrato sulla lotta tra un frate inquisitore e a sua volta inquisito, un francescano pieno di dubbi e di umanità, e un mistico benedettino tutto d’un pezzo, convinto non solo che ufficium monachi est lugere ma che tutto quel che abbia nel mondo a che fare col riso e il ridere sia frutto della contaminazione diabolica e che per questo anche le opere delle auctoritates antiche, se e quando parlano del riso e del ridere, vadano occultate e distrutte a qualunque costo: anche a quello di uccidere. Con il terribile monaco Jorge da Burgos, sembra nelle pagine di Eco che sia l’intero Medioevo verticale e teologico, dogmatico e reazionario a venir condannato in quanto radice di un modo pauroso e irrazionale di concepire il cosmo e la cultura: evidentemente contrapposto alla libertà del quale è paladino Guglielmo da Baskerville, trasparente pseudonimo di un Guglielmo d’Occam promosso a promotore e profeta della Modernità. Sembra proprio che l’illustre semiologo alessandrino, del resto profondo conoscitore dei testi medievali (eccellente il suo giovanile studio sull’estetica in Tommaso d’Aquino), nel suo primo romanzo di successo s’ispirasse in fondo a un Sessantotto forse non ancor troppo metabolizzato – né da lui né, del resto, da altri –, quello che si riassumeva nello slogan postgoliardico-maoista «Una risata vi seppellirà». Continua a leggere

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Vivere e commerciare nella Salerno Medievale: Via dei Mercanti

Ingresso a Via dei Mercanti - Salerno.

Ingresso a Via dei Mercanti – Salerno.

Nella Salerno Longobarda, il cuore commerciale era concentrato nella parte occidentale, in particolare nel quartiere amalfitano, Vico di Santa Trofimena, e nel quartiere ebraico, Vico della Giudaica; è solo nel corso del XII secolo che comincia a spostarsi nella parte nuova della città, quella che i Normanni avevano cominciato a mettere in piedi già dalla fine del secolo precedente, in corrispondenza della zona sudoccidentale nota in parte come Vico Ortomagno (Hortus Magnus), occupata fino allora da coltivazioni, frutteti e orti.
Oggi, quella zona è occupata principalmente da Via dei Mercanti, in pratica l’inizio del Centro Storico di Salerno, dove la grande Piazza Porta Nova, punto d’arrivo di Corso Vittorio Emanuele, con i suoi negozi alla moda e i suoi uffici, si ferma davanti a quella che nel Basso Medioevo era appunto la Porta Nuova della città, e si restringe in una via stretta e tortuosa; si entra nella Salerno antica, quella piccola città dalle mura “a triangolo”, stretta tra il mare e il colle Bonadies, dai vicoli stretti e dalle salite ripide. Fino a qualche decennio fa, questa era la strada maestra della Salerno popolare, con le sue botteghe secolari tramandate di padre in figlio. È difficile immaginarla come doveva essere alla fine dell’epoca longobarda, un anello di orti a ridosso delle mura con casali circondati da piccoli appezzamenti di terra coltivata a ortaggi, e viti, ulivi, cedri, aranci, alberi di castagno e di nocciolo. Continua a leggere

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Avvicinarsi al cielo

di Rodolfo Papa
Pittore, scultore e storico dell’arte, Docente di storia delle teorie estetiche presso la Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Urbaniana. Presidente della Accademia Urbana delle Arti di Roma. Docente al Master in “Architettura, Arti Sacre e Liturgia”, Università Europea di Roma. Membro Ordinario della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere.

“L’Ascensione di Gesù” dipinta da Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova.

Giotto di Bondone - Ascensione, 1303-1305 - Padova, Cappella degli Scrovegni.

Giotto di Bondone – Ascensione, 1303-1305 – Padova, Cappella degli Scrovegni.

La solennità dell’Ascensione di Cristo è uno degli eventi della vita di Gesù più amati dalla storia dell’arte. Numerose sono, infatti, le sublimi rappresentazioni artistiche di questo mistero; una particolarmente bella si trova nella cappella degli Scrovegni a Padova, dipinta da Giotto. Continua a leggere

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La fontana della Vergine – Ingmar Bergman (1959)

Registi come Ingmar Bergman sono difficili da incasellare: soprattutto per la critica cinematografica, che ama appiccicare etichette su film, generi e registi. E, come abbiamo già visto per Il Settimo Sigillo, sembra quasi che il suo cinema abbia la stessa complessità del pensiero umano, sfugge a qualunque tentativo di classificazione. Ma se si volesse tentare di individuare almeno un filo rosso nel cinema di Bergman, si potrebbe azzardare a dire che quello di Bergman è il cinema del «Perchè?» Parola fulminante, che racchiude in sé le grandi domande dell’uomo: perché la vita, la morte, il dolore, il male? Da La Terra del Desiderio fino a Il Posto delle Fragole questa domanda striscia o esplode in tutte le sue pellicole, a volte in modo complesso, a volte terribilmente semplice come in questo crudo ma bellissimo film del 1959, La Fontana della Vergine. Continua a leggere

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Tra leone e orso sfida per il trono

di Marco Belpoliti

Pastoureau , lo storico dei «colori», si dedica alla zoologia medioevale.

Il leone - Miniatura dal "Bestiario di Ashmole", Gran Bretagna, XIII sec. - Oxford, Bodileian Library.

Il leone – Miniatura dal “Bestiario di Ashmole”, Gran Bretagna, XIII sec. – Oxford, Bodileian Library.

Se fosse per la cultura medievale né Peppa Pig, il personaggio televisivo oggi più amato dai bambini, né Shaun the Sheep, la pecora astuta dei film per ragazzi, potrebbero esistere. Il maiale era per l’Occidente cristiano una bestia immonda, impuro, dedito al cannibalismo, legato al diavolo, per quanto il mondo greco-romano, al contrario, lo valorizzasse sacrificandolo agli dèi e apprezzandolo a tavola. La pecora, per i chierici medievali, era paurosa e ottusa, per quanto ritenuta dolcissima, simbolo di purezza e innocenza. Continua a leggere

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Tutti a Bisanzio specchio del presente

di Maurizio Assalto

Perché tanti libri sull’Impero Romano d’Oriente?

L'incoronazione di Alessandro Magno - miniatura dal "Romanzo di Alessandro", Costantinopoli, XIV secolo - Venezia, Istituto Ellenico.

L’incoronazione di Alessandro Magno – miniatura dal “Romanzo di Alessandro”, Costantinopoli, XIV secolo – Venezia, Istituto Ellenico.

Arrivano i Bizantini. Forse è qualcosa di più di una coincidenza, è un (piccolo) fenomeno editoriale. Da alcuni mesi sui banconi delle nostre librerie si incalzano i volumi dedicati all’Impero Romano d’Oriente. L’ultimo è annunciato per settembre da Donzelli: opera dello storico serbo (oggi esule a Parigi) Ivan Djuric, si intitolerà Il crepuscolo di Bisanzio e si occuperà degli anni di Giovanni VIII Paleologo, il penultimo basileus prima della resa alle truppe ottomane di Maometto II, nel 1453, e alla conseguente caduta dell’impero dopo dieci secoli di levantini splendori. Continua a leggere

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