«La rivoluzione delle Crociate»

di Marco Meschini

Lo storico francese Jean Flori: «Così la guerra da “giusta” divenne “santa”. Con i secoli la Chiesa mutò le basi dottrinali dello scontro con i musulmani»

MISSIONE COMPIUTA - I soldati del re di Francia Luigi IX il Santo entrano a Damietta nel giugno del 1249.

Cosa sono state le crociate? Difesa o aggressione? Le guerre sante condotte per tre secoli dalla Cristianità hanno protetto l’Europa dall’invasione dell’Islam oppure sono state esse stesse conquista? È il secondo dei problemi principali sollevati dalla guerra santa del Medioevo, cui è dedicato il primo volume della nostra «Biblioteca medievale», il lavoro di Jean Richard: La grande storia delle crociate. Problema che oggi riprendiamo, dopo aver affrontato ieri il “nodo” della guerra in nomine Christi.
Nella sua lettera di martedì scorso a il Giornale Francesco Cossiga ha preso le difese delle «operazioni belliche che i cristiani hanno dovuto condurre in difesa della Fede, della Chiesa e della Cristianità», viste come una «grazia di Dio» capace di arrestare l’espansionismo islamico, dalla battaglia di Poitiers (732) a Lepanto (1571) alla liberazione di Vienna (1683). Un giudizio più che condivisibile, tenuto conto di quanto visto ieri e, soprattutto, del fatto che storicamente l’Occidente non sarebbe come lo conosciamo oggi senza qualche colpo ben assestato al jihad musulmano, cioè all’espansione militare dell’Islam. Curiosamente, Cossiga non ha citato esplicitamente le crociate. Approfondiamo allora il discorso insieme allo storico francese Jean Flori, studioso di crociate fra i più noti al mondo.

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L’eresia delle Crociate

di Marco Meschini

Il classico studio di Jean Richard affronta un nodo secolare ma ancora irrisolto: Chiesa, Islam e lo scandalo di rispondere al sangue con il sangue.

DI TERRA E DI MARE - La conquista di Antiochia da parte dei crociati raffigurata in un codice medievale

Croce, crociato, crociata, crociate. Le guerre sante della Cristianità, le crociate, sono figlie d’una realtà, la crociata. Ovvero: chi sparge il sangue per difendere l’«eredità di Cristo» – la Terrasanta e i cristiani – non è un mero assassino, bensì compie un’operameritoria. Il crociato è dunque un uomo in armi che si cuce addosso una croce di stoffa, il cui significato è duro come il legno del Golgota: «Chi vuol venire dietro di me, prenda la sua croce e mi segua». Questo passo del Vangelo (Matteo 16,24) è il filo rosso di tutta la storia delle crociate, concepite dai partecipanti come un «atto d’amore»: verso Cristo e il prossimo. Leggi l’articolo completo

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La crociata va in laguna

di Ezio Savino

L’abile regia del doge Enrico Dandolo dietro la missione del 1204. Marco Meschini ricostruisce, attingendo a tutte le fonti conosciute, le vicende dell’«incompiuta»

Quadriga proveniente dall'Ippodromo di Costantinopoli - Venezia, Museo di San Marco.

Un filo rosso collega i cavalli di San Marco, la decorazione musiva di San Giovanni Evangelista a Ravenna e uno dei più toccanti mea culpa, officiato davanti al primate dell’ortodossia greca da Giovanni Paolo II, con il suo bacio a una ciotola di terra ellenica, il 4 maggio 2001, al bema, la «tribuna» dell’Areopago d’Atene, quella stessa da cui San Paolo diffuse il famoso sermone sul dio ignoto. Un lato fascinoso della storia è questo suo imbastire legami tra i fatti. Allo studioso s’impone il compito di disseppellire la catena, denudare i ganci, mettere in chiaro il senso. È quanto si prefigge 1204: l’incompiuta. La IV crociata e le conquiste di Costantinopoli, di Marco Meschini. Leggi l’articolo completo

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Ritrovato l’«Officiolum» testimone di Dante

Francesco e la Sfinge - miniature dall'Offiziolo di Francesco da Barberino (1305-07)

Dopo oltre sei secoli è stato ritrovato l’Officiolum di Francesco da Barberino (1264-1348), chimera della letteratura e dell’arte medioevale citato da contemporanei e da posteri del XIV secolo ma scomparso. Leggi l’articolo completo

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Dalla calamita alla bussola: il magnetismo nel Medioevo.

Plinio il Vecchio presenta la sua opera a Vespasiano - particolare da miniatura della Naturalis Historia dall'Abbazia di Saint Vincent a Le Mans, XII secolo.

Per quanto strano possa sembrare, le proprietà della magnetite (mineral magnetite, Fe304) erano conosciute e studiate fin dall’Antichità.
Nel Mediterraneo greco-romano era conosciuta con il nome di Lithos Magnetis, cioè “Pietra di Magnesia”, dal nome di una città della Lidia, in Asia Minore, nei pressi della quale vi erano grandi giacimenti di queste particolari rocce. Leggi l’articolo completo

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Il primo saggio non si scorda mai?

Nel marzo 2010, in occasione dell’ostensione della Sindone, si era tenuto, a Roma, alla Pontificia Accademia Alfonsiana, un convegno di cinque giornate intitolato proprio Accanto alla Sindone. Dato che ero reduce da una tesi di laurea triennale in Storia Medievale incentrata appunto sulla Sindone, venni invitata a relazionare nel corso dell’ultima giornata, il 27 marzo. Il mio intervento (La Sindone e il Medioevo: dove sta andando la storiografia?) fu l’ultimo della mattinata, e sicuramente il più lungo: è un miracolo che nessuno si sia addormentato! Nel corso di quella giornata, ebbi la possibilità di conoscere molti studiosi della Sindone, e non solo; personaggi del calibro di Paolo di Lazzaro (ottico all’ENEA di Frascati), di Marco Tosatti, di Barbara Frale. Leggi l’articolo completo

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Perceval – Eric Rohmer (1978)

Il film era stato presentato per la prima volta al Festival del Cinema di Parigi nel 1978 con il titolo di Perceval Le Gallois; in Italia venne proiettato solo nel 1984, con i sottotitoli. Rimase un illustre sconosciuto anche in patria, tanto che lo stesso regista una volta disse scherzando che gli unici ad averlo apprezzato erano gli intellettuali e i ragazzini delle scuole medie. Un vero peccato, perché il film in questione è un capolavoro in piena regola. Leggi l’articolo completo

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